Ricerca

venerdì 10 febbraio 2012

Si addormentò sul veicolo cadendo poi in coma etilico: restituita anche la patente. Ubriaco in auto, tassista graziato

Il ruolo dell'avvocato: il suo legale ha dimostrato che il referto ospedaliero non poteva essere usato dagli inquirenti senza consenso
Ecco ora ci sentiamo decisamente più sicuri e certi che la giustizia ci garantisce da eventuali abusi e vessazioni della polizia




 (ASAPS) Ecco ora ci sentiamo decisamente più sicuri e certi che la giustizia ci garantisce da eventuali abusi e vessazioni della forze di polizia. Sì ora siamo garantiti che la sicurezza di tutti è riaffermata. Un tassista sorpreso con 4,7 g/l di alcolemia (un assoluto record) pari a quasi 10 volte il limite consentito, grazie al suo avvocato riporta la patente a casa. Ora si dovranno preoccupare gli altri di riportare la pelel a casa.
Pensate che quella notte del 2008 il tassista  aveva bevuto per sfuggire al freddo.
Nell'inverno del 2012 tutto  il popolo degli automobilisti italiani dovrebbe essere ubriaco fradicio tutti i giorni  per sfuggire al Burian e ai -15 gradi.
A volte se non ci fosse da piangere ci sarebbe da piegarsi in due dalle risate. (ASAPS)


Questa la notizia riportata da Corriere.it

Trovato in coma etilico alla guida del taxi, e tuttavia assolto nel processo e «graziato» dalla restituzione lampo della patente: è il record legale di un tassista che nessuno il 5 gennaio 2008 avrebbe pensato potesse salvarsi dalle conseguenze del suo stato di ebbrezza (4,70 gr./l.) quasi 10 volte il consentito. In teoria il tassista aveva la certezza di andare incontro a una ammenda tra 1.500 e 6.000 euro, alla condanna da 6 mesi ad 1 anno, alla sospensione della patente da 1 a 2 anni, e alla confisca del veicolo al momento della sentenza di condanna. Ma il suo avvocato Salvatore Bottari prima gli fa riottenere la patente in 8 giorni, brandendo il fatto che il referto ospedaliero non potesse essere usato dagli inquirenti in quanto mancante del consenso del paziente. E poi convince il Tribunale della tesi secondo la quale il tassista, quella notte alla guida ma non in servizio, si sarebbe fermato per una ruota bucata, e per sfuggire al freddo si sarebbe riparato nell' unico locale aperto a quell' ora, un bar dove forse aveva esagerato con le libagioni. All' uscita, sempre per scaldarsi avrebbe acceso il motore ma si sarebbe addormentato, cadendo nel coma etilico in cui lo avevano trovato. E dormendo il sonno, se non del giusto, certo del patentato molto fortunato.

Tornano in libertà i giovani coinvolti nella aggressione ai Carabinieri dell’aprile 2010. In attesa di giudizio l’unico in carcere



(ASAPS)

25 aprile 2010
Due Carabinieri di Pitigliano vengono aggrediti a Sorano da quattro giovani fermati la notte di Pasqua per un controllo stradale.
Sottoposti ad alcoltest, risultato positivo, i quattro scatenano l’inferno contro i militari. Dopo aver sfilato un palo di legno da una staccionata, hanno infierito colpendo i carabinieri alla testa riducendoli in gravi condizioni.
A pochi chilometri dalla zona dell’aggressione era in corso un rave party a base di alcolici e droga: i militari sono stati trasportati in ospedale, i quattro giovani fermati.
Uno dei carabinieri è tenuto in coma farmacologico sperando in un miglioramento delle funzioni cerebrali, il secondo ha varie fratture al volto che pregiudicano l’integrità funzionale di un occhio.
Si sono levate voci forti in seguito all’episodio, come quelle dei genitori stupiti della violenza di figli conosciuti come ragazzi tranquilli, degli autori del gesto che non riescono a capire il perché abbiano perso la testa, unitamente all’indignazione delle autorità fiorentine che chiedono giustizia e provvedimenti severi.

Febbraio 2011

-    I quattro giovani.
I tre all’epoca minorenni, dopo la misura restrittiva di “permanenza a casa” tornano alla propria attività. Uno fa il barista, l’altro il carrozziere, la giovane ha ripreso gli studi.
L’unico maggiorenne, Matteo Gorelli, rimane in carcere in attesa di giudizio, si attende per tutti che venga fissata l’udienza preliminare al termine delle indagini.
-    I due Carabinieri.
E’ sempre in coma Antonio Santarelli, 43 anni, sposato e padre di un figlio, Domenico Marino, 35 anni, ha invece perso l'uso di un occhio.
Come sempre l’indignazione del momento ispira le menti a reazioni severe, alla ricerca di motivazioni e alla richiesta di giuste pene per chi si macchia di questi atti di selvaggia violenza.
Come sempre alcuni parlano per giustificare, altri per condannare e altri per indagare e scoprire, ma sempre, e ripetiamo sempre, “dopo” cala il silenzio dell’opinione pubblica, proprio come il silenzio di Antonio, il Carabiniere in coma, che da un anno non proferisce parola a moglie e figlio.
A noi sembra una delle tante situazioni assurde a cui, purtroppo, dobbiamo continuamente assistere.
Non è così che si insegna ai giovani, perché se è vero che in natura ogni vuoto viene colmato, in questo caso il vuoto dei cuori e delle menti dei quattro giovani, così come il vuoto nella famiglia dei due carabinieri, non trova la contropartita adatta per arrivare al pareggio.
Intanto nel 2011 sono state 2230 (+7%) le aggressioni fisiche alle forze di polizia su strada, una ogni 4 ore. Il 52,6% ha riguardato proprio i carabinieri, compresi Antonio e Domenico. (ASAPS)

lunedì 6 febbraio 2012

Chi l'ha detto che la neve in città sia un problema? Il problema semmai sono i "pataca"... Mandatacelo a noi quel magnifico SUV marchiato Red Bull per soccorrere la gente isolata sulle nostre montagne

 
(ASAPS) Pensavamo che i pataca (così si sono definiti) fossero solo nella Forlì  semisepolta dalla neve, vedi qui:

http://www.asaps.it/35898-Forl%C3%ACC%E2%80%99%C3%A8_chi_l%E2%80%99emergenza_neve_l%E2%80%99ha_vissuta_con_leggerezza:_fermati_tre_giovani_che_facevano_snowboard_sulle_strade_innevate.html
ma constatiamo che ce ne sono altri in giro.
Certo che quando si vede una macchina con la sigla della Red Bull che traina uno sciatore su strada in piena Milano, e che il grande marchio addirittura posta il filmato  sul proprio sito col titolo:
Chi l'ha detto che la neve in città sia un problema?
http://www.redbull.it/cs/Satellite/it_IT/Video/Chi-lha-detto-che-la-neve-in-citt%C3%A0-sia-un-021243158155932
ci viene da dire che oltre ad essere campioni della Formula Uno quelli di quell'equipaggio del Toro rosso sono anche campioni mondiali del pessimo esempio.
Ci viene anche da chiamare in causa la responsabilità del marchio per due motivi. Innanzi tutto per il fatto che lo spiritoso filmato è stato postato proprio su sito www.redbull.it quindi adottato ufficialmente,  poi anche perché  chi ha organizzato e pubblicato la bravata forse non si è reso conto non tanto e non solo del rischio insito nella storica impresa del campione trainato  sugli sci su una strada aperta al traffico dal fuoristrada col famoso marchio, ma soprattutto per il fatto che non si sono resi ben conto della forte potenza imitativa che potrebbe sprigionare questa performance  misto sci/Formula1.
No non ne sentivamo proprio il bisogno in un momento in cui la gente non sa come arrivare al lavoro o come portare i bambini a scuola, o addirittura non si sa come raggiungere persone anziane bloccate da 150 cm di neve in collina.
Volete rimediare amici della Red Bull? Vi suggeriamo un'idea? Voi che siete così prestigiosi e così automobilisticamente prestanti, ma perché quel magnifico fuoristrada che traina un fessacchione con gli sci per le strade di Milano, non lo mandate invece sulle colline romagnole o marchigiane o in Abruzzo  per portare soccorso a quella povera gente che da tre giorni aspetta viveri e medicinali? Le nostre autorità vi saluterebbero con la banda.
Lo sciatore lo potete lasciare a casa. I pataca li abbiamo già,  sono i fuoristrada megaattrezzati che ci mancano!



Forlì 6.2.2012

Giordano Biserni
Presidente ASAPS



mercoledì 18 gennaio 2012

SICURAUTO.IT celebra i "risultati" di Rednoze con le (sue) statistiche del finto farmaco antialcol. E sulla segnalazione all'Antitrust insinua che l'ASAPS abbia strillato senza denunciare all'AGCM. Errore dei soliti burloni sbugiardati!! Noi la segnalazione l'abbiamo fatta eccome! Ecco la prova



(ASAPS) La redazione di Sicurauto.it ha voluto celebrare i "Grandissimi" risultati informativi  ottenuti con la finta campagna del Rednoze.
Leggere per credere:
http://www.sicurauto.it/news/rednoze-le-statistiche-del-finto-farmaco-antialcol.html
E fino qui, contenti loro...

Però Sicurauto fa di più. Non ha digerito che alcune associazioni non abbiamo condiviso questa burlesca operazione come l'AIFVS (Associzione Familiari e Vittime della strada) e  in particolare l'ASAPS che aveva affermato di avere segnalato all'AGCM (Autorita Garante della Concorrenza e del Mercato) l'originale campagna.
http://www.asaps.it/nuovo/show_articolo.php?id0=0&id1=97&id2=&id3=&id4=&prodotti_id=35428
Rivelatasi poi una strana burla:
http://www.asaps.it/35450-Rednoze__Solo_una_bufala,_di_pessimo_gusto_organizzata_%E2%80%9Ccontro_l%E2%80%99abuso_di_alcol_e_per_la_sicurezza_stradale%E2%80%9D._Su_un_argomento_per_il_quale_c%E2%80%99%C3%A8_poco_da_scherzareCom...html
Oggi Sicurauto.it va all'attacco e ci accusa di aver abbaiato senza mordere. Parla di vendetta per non essere stati coinvolti nell'iniziativa. Ecco qui di seguito il passaggio che ci chiama pesantemnte  in causa:
Lo stesso, in un suo comunicato, ha dichiarato di aver fatto l'ASAPS, l'Associazione Amici e Sostenitori della Polizia Stradale. Tuttavia, una telefonata all'ufficio stampa del Garante ci ha consentito di accertare che fino a oggi (17 gennaio) nessuna segnalazione riguardante il Rednoze risulta essere stata inoltrata a quella autorità. Insomma, siamo in presenza di atteggiamenti minacciosi verso un'iniziativa anticonvenzionale, ma contro la quale non sembrano poi essere seguiti atti concreti, nonostante fossero state proclamate con forza azioni diverse. Proprio questo, e anche i violenti attacchi contro un'iniziativa che aveva comunque finalità positive, ci fa sospettare che qualcuna tra le organizzazioni che l'hanno criticata forse l'abbia fatto solo per vendicarsi di non essere stata coinvolta nel progetto. Come se la battaglia per la sicurezza stradale fosse una prerogativa di pochi eletti.

Premesso che ASAPS non ha certo bisogno di essere coinvolta in iniziative del genere e che non avrebbe sicuramente accettato di essere coinvolta se fosse stata interpellata, ci piace precisare che ci occupiamo seriamente di sicurezza stradale da oltre 20 anni e non crediamo di avere bisogno delle certificazioni del portale Sicurauto.it, complice nell'originale progetto del Mo.D.A.V.I: con una sconosciuta Unione Vittime della strada (che nulla ha a che vedere con l'A.I.F.V.S. - Associazione Italiana Familiari e vittime della strada, quella vera!).

E comunque sbugiardiamo subito con i fatti la redazione di Sicurauto.it  esibendo la copia della ricevuta della nostra segnalazione all'AGCM inoltrata fin dal 20 dicembre 2011alle ore 11,14 e registrata dall'AGCM col numero W00013152 come da ricevuta che alleghiamo.
Non sappiamo con chi abbiano parlato i solerti redattori di Sicurauto.it, ma -  come dire - carta canta!!
Forse quelli di Sicurauto sono abituati alle "burle", ma questa volta il gioco non gli è riuscito!
Noi intanto abbiamo accertato direttamente  alla fonte che l'AGCM  ha ricevuto regolarmente la nostra segnalazione e che la stessa è all'esame della direzione competente. Rimaniamo in attesa di ricevere gli esiti.
Che poi la questione si chiuda per mancanza dell'esistenza del prodotto Rednoze è un altro discorso.
E ora torniamo a lavorare con serietà con quelli che su strada ci stanno veramente, ma con gli etilometri e i narcotest, quelli veri  e le cronache di questi giorni lo richiedono. I giochini col Rednoze li lasciamo a Sicurauto.it
(ASAPS)

Scarica la ricevuta della segnalazione dell'ASAPS all'AGCM.

lunedì 16 gennaio 2012

Lettera a Niccolò. Ci sono novità, lo hanno preso! Ma tu lo sai già e a te forse ormai interessa poco

Niccolò Savarino

Caro Niccolò,
mi permetto di scriverti anche se non ci conoscevamo di persona, io mi occupo di sicurezza stradale da tanti anni e come te ho portato una divisa. Quello che ti è successo è anche un po’ la certificazione di un mio fallimento, perché le cose non possono andare nel modo in cui sono andate con te!
Noi, io e i tuoi colleghi, oggi però siamo onestamente un po’ consolati perché – ma tu certamente lo sai già  – quel delinquente criminale che ti ha infilato col suo SUV “prestanomeintestato” (è una moda molto in vigore in Italia quella di usare macchine potenti intestate a teste di legno italiane) è stato catturato in Ungheria in una operazione congiunta della Polizia Locale di Milano con la Squadra Mobile della Questura della tua stessa città. Un bel colpo, finalmente un po’ di sana sinergia e il canestro da tre è stato fatto!
A proposito Niccolò quel vigliacco sembra si chiami Goico Javanovic, nato nel 1987, dico sembra perché il tipo, noto truffatore, ha usato spesso altri nomi come Nicolic Goico, Jovanovic Davide e, per due volte, si è anche fatto passare per minorenne, sostenendo di essere nato nel 1994 e nel 1995.
Certo sapere che a farti tutto questo male è stato un tipo del genere carico di precedenti da far paura,
non consola per niente. Tu per altro non potresti averlo comunque saputo subito perché alle Polizie Locali è impedito l’accesso diretto alle banche dati, ma non l’accesso nel posto dove ora ti trovi…
Pensa come si sarà spaventato quel tipo vedendoti mentre tu ti paravi davanti utilizzando quella sorta di arma non convenzionale a due ruote che qua chiamiamo bicicletta, si è talmente emozionato che anziché spingere il freno, lui ha accelerato e ti ha calpestato come uno straccio.
Ecco Niccolò siamo sicuri che anche tu ti starai domandando, come noi: come è possibile che un 24enne slavo pluripregiudicato fosse in Italia alla guida di un SUV che costa come una vita di tuoi stipendi e potesse scorrazzare tranquillo per Milano.
Insieme a questa siamo sicuri che ora anche tu come noi ti poni alcune altre domande: quando ce lo rimanderanno ammanettato in Italia quel criminale? E quanto ci metteremo a processarlo e che condanna gli verrà inflitta?? Ma soprattutto quanto rimarrà in galera??
Lo so non possiamo istigarti a dire male parole proprio ora. Ci fermiamo qui caro Niccolò con la consolazione che i tuoi colleghi e quelli della Mobile sono stati in gamba. Ma questo lo sapevamo. E’ il contorno di norme, regole, ordinanze e circolari che non funziona.
Sappi però che tu col tuo gesto eroico (solo un eroe si para davanti a un SUV in fuga di sera a Milano!) sei diventato un simbolo un vessillo per tanti tuoi colleghi.
Ci dicono che fossi molto modesto e sempre defilato. Ora non puoi più esserlo. Ora sei un simbolo
e i tuoi colleghi e i cittadini devono solo dirti grazie e non dimenticarti.

Giordano Biserni
Presidente ASAPS



Il ricordo di Niccolo Savarino sia un momento di riflessione sui ruoli delle forze di polizia
Solidarietà al Collega della Polizia Locale  barbaramente ucciso e alla categoria

Una nota di Giovanni Fontana


Carissimo Presidente,

Ti scrivo come tale, perché non Ti scrive soltanto l’amico ma, soprattutto, il Collega.
Tu hai vissuto il servizio in anni dove il terrorismo era il nemico da combattere: oggi, spesso, il nemico da combattere è l’indifferenza; quel senso di solitudine e di bieco individualismo che porta la gente – quella comune, non quella che fa della propria assurda idea un motivo per combattere – ad assumere comportamenti sociali, che neppure un animale porrebbe in essere, in preda al suo istinto bestiale.

Tra poco si avvicina la festa del nostro Santo Patrono, San Sebastiano (20 gennaio p.v.) e nell’avvicinarsi ci stiamo predisponendo a celebrare una festa che, purtroppo, sarà macchiata dal sangue – lontano, ma vicino – di Niccolò Savarino (di anni 42, un’età così vicina a quella media degli appartenenti alle forze di polizia, sempre più “vecchie” e sempre più sole). Lo stiamo facendo rievocando vecchi ricordi e, tra questi, rivisitando alcune foto degli anni sessanta, dove figurano due motociclisti impegnati nel servizio h24: non sono due vigili urbani, ma sono un motociclista della polizia municipale ed un motociclista della polizia di Stato.
Se non fosse che esiste ancora una memoria storica, questi due uomini sembrerebbero appartenere ad un’unica forza di polizia.
Allora, come ora, controllavano il territorio con analoghe responsabilità ed analoghi rischi.
Allora, come ora, quello che differenziava i due uomini non erano tanto le uniformi, i mezzi o i servizi garantiti sul territorio; quanto, piuttosto, il fatto che uno era una guardia del Comune e l’altro una guardia di P.S. Dunque, rischi molto simili, ma contratti di lavoro ed aspettative, molto diverse.

Questa mattina qualcuno ha detto: “Chi ce lo fa fare… da domani si dovrebbe venire vestiti in borghese, con una fascia al braccio, a fare gli ausiliari”.
Sì, perché il criminale che ieri ha ucciso Nicola, non si è posto il problema di quanto potesse essere diverso uccidere un poliziotto dello Stato, piuttosto che un poliziotto del Comune: ha deciso di uccidere un uomo in divisa.
Il nostro Governo – ma non solo quello attuale, anche i precedenti, vergati da colori diversi, dal rosso al nero, tutti così simili nel prometterci gradi prospettive – ci ha percepiti, diversi, tanto da toglierci anche la c.d. “causa di servizio”, riconosciuta alle forze di polizia (inevitabilmente, per quanto sia già difficile da accettare questa differenziazione con l’Arma dei Carabinieri, piuttosto che la polizia di Stato o penitenziaria e la Guardia di Finanza; beh, ancora più diverso è capire quale differenza sostanziale possa esistere tra noi ed un Collega del Corpo Forestale dello Stato! Ovviamente non gioco al ribasso, perché tutti indossiamo un’uniforme: tutti, appunto, compreso noi della Polizia Municipale). Gli altri Governi non ci hanno riconosciuto l’indennità di P.S., se non in una misura diversa da quella delle altre forze di polizia; ci hanno privatizzato, così che una guardia del comune (perché non solo nel vigente c.p.p. ma anche in tanti comunelli d’Italia, questo è l’unico agente che presidia il territorio) che lotta per fare il proprio dovere, può rischiare di essere spostato a fare dell’altro o un Comandante può essere defenestrato, perché troppo attendo alle regole scritte nei codici, piuttosto che nelle consuetudini locali; non ci hanno riconosciuto la possibilità di accedere al CED del Mininterno, così da poter capire con chi abbiamo a che fare, durante un controllo…

Come Ti dicevo, si avvicina la nostra festa. Una festa relativamente alla quale un amministrativo del comune ci ha detto: “Voi avete anche la festa del patrono, noi no”… beh, questa mattina, assieme all’invito, vorrei allegargli anche le pagine che raccontano l’epilogo del Collega siciliano che è venuto a morire in Lombardia, facendo l’ausiliario del comune. Perché quella dignità professionale che passa anche per l’assegnazione di mezzi adeguati ai rischi che si corrono, non gli è stata riconosciuta, tanto da essere stato travolto con la sua “bicicletta d’ordinanza”.

Carissimo Presidente, credo di interpretare lo stato d’animo di tanti Colleghi della P.M. – ma sono sicuro, anche di molti altri delle c.d. forze di polizia – d’Italia e quindi Ti dico che anche io da domani vorrei indossare un abito civile ed una fascia colorata, in ragione del colore delle amministrazioni che condizionano le nostre scelte di controllo del territorio. Magari per evitare che la gente ci dica: “Invece di fare multe per una cintura di sicurezza, andate ad arrestare i ladri”. Oggi potrei dirgli che facciamo anche quello, ma forse non sarei creduto perché nell’immaginario collettivo non c’è la polizia municipale, ma solo i vigili urbani, se non le guardie dei comuni ed il loro compito è solo quello di spillare quattrini agli automobilisti.

Ma oggi e domani, tutti noi continueremo a fare il nostro mestiere, perché è il senso dello Stato e non l’idea del Comune, che ci porta ad andare avanti. E lo faremo anche nel ricordo di un’altra vittima del dovere; morto per causa di servizio, anche se incapace di poter dimostrare dinanzi ad un Giudice, perché così è stabilito dalle leggi di questo Paese.

Estendo questo mio sfogo al Presidente dell’ANVU Luciano Mattarelli, in ragione di una sua particolare sensibilità verso la categoria ma, in questo caso, nel mio ruolo di referente locale di Codesta Associazione che, nonostante sia nata per la specialità polizia stradale della polizia di Stato, è tra le più attente alle problematiche di tutte le donne e gli uomini che con giubbe diverse, si preoccupano di tutelare la sicurezza della circolazione stradale.
 
Giovanni Fontana
Referente ASAPS
e Funzionario di Polizia Locale
nel Comune di forte dei Marmi




Vigile ucciso, un arresto in Ungheria
E' un venticinquenne nato in Germania
E' accusato dell'omicidio del 42enne vigile urbano Nicolò Savarino
Fermato in un paese al confine con la Serbia, stava per scappare
 
MILANO - È stato fermato in Ungheria nelle scorse ore uno dei due slavi sospettati di essere gli autori dell'omicidio di Nicolò Savarino, il vigile travolto e ucciso a Milano. Si chiama Goico Jovanovic, del 1987, nato in Germania, di origine slava. Ha numerosi precedenti in Italia per reati contro il patrimonio e ufficialmente risulta residente a Busto Arsizio. Il fermo è stato eseguito in un paesino al confine tra Ungheria e Serbia dove lo slavo si era recato riuscendo ad eludere le prime ricerche. Il fermato sarebbe la persona che si trovava alla guida del Suv che ha travolto Savarino. E' accusato di omicidio e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la polizia al momento non c'è un secondo ricercato.

MOLTE IDENTITA' - L'uomo fermato dalla polizia in Ungheria risulta essere un personaggio dall'ampio curriculum criminale. Al suo attivo vi sarebbero anche altri reati e svariate identità false. Aveva grosse disponibilità di denaro e, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto intenzione di scappare in Sud America.
 

da corriere.it
 
 
 

venerdì 13 gennaio 2012

Omicidio dell’agente della Polizia Locale di Milano Ultima pagina di una trama che racconta la violenza stradale anche contro le forze di polizia

Dilagano le aggressioni fisiche alle divise: 2.230 nel 2011 (+7%). In 496 casi (22%) usata un’arma impropria o il veicolo stesso.
Sono state 852 le  piraterie con 127 persone uccise e 995 ferite.
Sempre più impegnativo il ruolo dei Vigili , ma non equiparato alle altre forze di polizia



 Il luogo dove è avvenuto il tragico investimento
dell'agente Niccolò Savarino (Foto ANSA)



Lascia un messaggio
 

Il drammatico omicidio del Vigile  Nicolò Savarino è il prevedibile epilogo della violenza stradale che ormai ha scelto la strada per le sue peggiori rappresentazioni.
Ora è facile dire: ce l'aspettavamo. Ma è così. La violenza stradale sta assumendo toni di gravità estrema. Piraterie e aggressioni alle divise sono all'ordine del giorno in un crescendo incontenibile e circondato dalla pressoché generalizzata indifferenza.
Se la civiltà di un popolo si misura dal comportamento della gente sulle strade e al rispetto verso le divise, allora qui siamo ormai tornati alle caverne. Qualcuno deve farsene carico!
L’inaudito e gravissimo episodio di Milano non può sorprendere chi osserva da vicino i fenomeni di violenza stradale e di aggressione. Nell’appena archiviato 2011 l’Osservatorio “Sbrirri Pikkiati” del Centauro – ASAPS ha registrato 2.230 casi di aggressione fisica  ad operatori di polizia che operano su strada. Come dire che ogni 4 ore nel nostro Paese viene stilato un referto medico per lesioni fisiche subite da un carabiniere, un poliziotto, un vigile. In 496 casi (22%)  per aggredire l’agente sono state usate armi proprie o improprie (in molti casi la stessa vettura per travolgere il poliziotto). Il 52,6% delle aggressioni hanno riguardato appartenenti all’Arma dei Carabinieri, il 35,8% la Polizia di Stato, il 10,4% la Polizia Locale, il 5,7% altri corpi. In 757 casi (34%) l’aggressore  era ubriaco o drogato. Nel 2010 le aggressioni erano state 2.079, l’incremento è quindi del 7%
Non meno preoccupanti i dati della pirateria stradale, cioè la fuga dopo aver provocato un incidente.


L’Osservatorio il Centauro – Asaps nel 2011 ne ha registrati 852  nei quali sono state ammazzate 127 persone e 995 sono rimaste ferite seriamente. Nel 35% degli episodi mortali il pirata era ubriaco.
Ora qualcuno dovrà spiegare come mai gli agenti della Polizia Locale sempre più impegnati  sul fronte rischioso del controllo del territorio, non debbano avere la possibilità di accedere direttamente alla banca dati del crimine, o non debbano godere dei diritti delle altre forze di polizia in materia di tutele da causa di servizio.
Il silenzioso e generoso lavoro dei Ghisa milanesi oggi piange il suo caduto, anzi il suo eroe, perché per affrontare la strada in una sera d’inverno in bicicletta in un mare di squali neri comunemente chiamati SUV, bisogna essere davvero eroi!
Alla famiglia dell'agente e ai colleghi della Polizia Locale di Milano la solidarietà dell'ASAPS.

 

Forlì 13.1.2012


Giordano Biserni
Presidente ASAPS



mercoledì 11 gennaio 2012

Nel 2011 sulle strade ancora troppe le vittime fra i bambini

Secondo l’Osservatorio il Centauro – ASAPS hanno perso la vita  65 bambini  da 0 a 13 anni (38 femmine e 27 maschi) e 625 sono rimasti feriti  in 541 incidenti significativi
Ben 45 bambini  erano trasportati (69%), 5 i ciclisti e 14 erano a piedi
Fino a 5 anni la fascia più a rischio con 36 vittime
Nei centri abitati il maggior numero di incidenti e di decessi dei piccoli.
Il 25% dei bambini sono di origine straniera




Il tragico e assurdo  incidente a Revine Lago di Treviso nel quale ha perso la vita un bambino di 10 anni ripropone  l’aspetto crudele di questo versante della sinistrosità stradale.
Nel 2011 il più sconfortante degli Osservatori dell’Asaps, quello che raccoglie i dati delle giovani vittime della strada nella fascia cha va da 0 a 13 anni ha registrato 541 incidenti gravi nei quali hanno perso la vita 65 bambini (16 quelli di origine straniera, cioè il 25%) e 625 sono rimasti feriti. Dei 65 bambini deceduti 38 erano femmine e 27 i maschi.
Le vittime sotto i 13 anni registrate dall’ASAPS nel 2010 erano state 59, l’incremento è quindi del 10%.
L’Osservatorio il Centauro-Asaps non ha la pretesa di avere raccolto tutti gli eventi, ma certamente i più gravi attraverso le notizie delle agenzie di stampa e quelle raccolte dai propri 600 referenti sparsi sul territorio nazionale e comunicate alla sede di Forlì. Ricordiamo anche che l’Osservatorio raccoglie solo i dati della fascia d’età che va da 0 a 13 anni.
Delle 65 giovanissime vittime ben 45, pari al 69%, erano trasportate a bordo dei veicoli  e questo aspetto ripropone drammaticamente il tema del fissaggio dei nostri piccoli sui seggiolini. Non si conosce il dato di quante fra queste 45 vittime fossero regolarmente allacciate, anche  se si  può ritenere che una percentuale significativa non fosse trasportata a norma. In particolare nei casi di espulsione dall’abitacolo del mezzo dopo lo schianto.
5 bambini sono stati travolti con la loro bicicletta. 14 erano a piedi per strada. In un caso il bambino era su un ciclomotore.
Un altro aspetto sul quale l’Asaps richiama sempre la sua attenzione è la tipologia stradale dove sono avvenuti gli incidenti. Sono le strade delle aree urbane quelle più a rischio. Ben 336 dei 541 incidenti, (62%) sono avvenuti nei centri abitati. E non si pensi che si tratti di quelli meno gravi. Infatti nei centri abitati si sono contati fra i piccini 27 morti (41%) e 364 feriti (67%).
Sulle strade statali e provinciali gli incidenti sono stati 128 (23,6%) e hanno causato 20 morti (31%) e 162 feriti (26%). In 36 episodi non è stata indicata la tipologia della strada.
Appena 41 gli episodi sulla rete autostradale che hanno causato però 13 decessi (20%) mentre  49 bambini hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari (7,8%).
Fra le più giovani vittime della strada il maggior numero si conta fra i piccolissimi. Infatti nella fascia d’età cha va da 0 a 5 anni l’Osservatorio ha registrato 36 decessi (55%), 17 i lenzuoli bianchi (26%) nella fascia che va da 6 a 10 anni,  11 in quella da 11 a 13 anni (17%). Per una vittima non è stato possibile fissare l’età.
In 12 incidenti il conducente del veicolo coinvolto è risultato ubriaco o drogato. Sono stati invece 38 gli incidenti causati da pirati della strada.
Le regioni che segnano il più elevato numero di  incidenti con  bambini sono la Lombardia con 109, segue l’Emilia Romagna con 70 e il Veneto con 55.

Invece le regioni che contano il più elevato numero di decessi per incidenti ai più piccoli sono la Lombardia e la Sicilia  con 11 vittime (in Sicilia 3 incidenti con 2 bambini morti ognuno) il Veneto con 7,  il Lazio con 6 e infine   la Campania  con 5 e la Calabria  con 4.

L’ASAPS insiste nel ricordare che ogni volta che un bambino perde la vita sulla strada, a parte eventi assurdi e particolari come quello di Treviso, la responsabilità è sempre di un adulto che non ha rispettato le regole (velocità, alcol, uso seggiolini) o di un adulto che non lo ha vigilato.
 

Forlì, lì 11 gennaio 2012
 


Giordano Biserni
Presidente Asaps