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martedì 3 luglio 2012

Via la patente al poliziotto, lui si uccide


Torino, agente ebbro al controllo della Polizia Municipale dopo un contromano: l’indomani si uccide.  Polemica? Noi non ci stiamo
20 suicidi dal 2008 per incidenti e sanzioni della strada


di Lorenzo Borselli

(ASAPS) Torino, 2 luglio 2012 – E’ un argomento difficile, quello in cui stiamo per imbatterci con questo articolo, ma non possiamo tirarci indietro. Non lo facciamo per piaggeria, per fare della facile retorica o per dire sempre (e a ogni costo) la nostra opinione: lo facciamo perché a noi importa farlo.

Il fatto: a Torino, un agente della Polizia di Stato di 27 anni, da pochi mesi in servizio nel capoluogo piemontese, commette un’infrazione al codice della strada, libero dal servizio, imboccando contromano un controviale. Viene fermato da una pattuglia della Polizia Municipale il cui equipaggio, oltre alla contestazione, lo sottopone ad alcoltest, al quale risulta positivo con 1 grammo di alcol per litro di sangue: un tasso rilevante, pari al doppio della soglia legale. In tali condizioni il livello di capacità visiva e di attenzione è disastroso e lo stato di ebbrezza è visibile: per questo gli agenti hanno sottoposto il loro (e il nostro) collega all’etilometro.
Questa seconda contestazione, come molti dei nostri lettori sapranno, è di natura penale e secondo quanto riportato dagli articoli di cronaca l’agente sarebbe rimasto sconvolto dalla stesura degli atti, pensando alla denuncia che gli avrebbe macchiato lo stato di servizio e probabilmente comportato addebiti di natura disciplinare.
Secondo quanto riportato dalla stampa, l’agente avrebbe detto chiaramente ai colleghi della Municipale che stavano procedendo contro di lui, che si sarebbe ucciso.
Come la stampa abbia saputo questo particolare, non si sa. Né possiamo affermare con certezza che corrisponda al vero che anche la relazione di servizio redatta dai “Civich” faccia menzione della cosa.
Quello che sappiamo è che l’indomani l’agente avrebbe messo al corrente i propri superiori della cosa, ne avrebbe parlato con alcuni rappresentanti sindacali, che lo avrebbero tranquillizzato, e poi, purtroppo (qui dobbiamo abbandonare il condizionale) si è chiuso in una stanza del commissariato dove lavorava e si è tolto la vita.



Vorremmo potercela prendere con qualcuno, perché sarebbe facile farlo. Facilissimo.
Però non è giusto, è vi spieghiamo perché.
Ci è stato riferito che si starebbe già parlando, in molti blog, di “eccesso” di zelo, da parte dei colleghi della Polizia Municipale che hanno fermato il 27enne. Ci è stato detto, e purtroppo lo abbiamo anche letto su qualche articolo on-line, che, insomma, si poteva anche passarci sopra, a quell’aperitivo.
Ma non è così.
Nel settembre 2010, a Bologna, un poliziotto, anch’esso in stato di ebbrezza e anch’esso contromano, restò coinvolto in un incidente stradale in cui perse la vita una ragazza di 26 anni, Francesca Mazzilli.
È vero: non c’è niente di male nel bere un bicchiere, ma quando si guida, quando si commettono illeciti, non si può soprassedere.
Come avrebbero potuto, i colleghi della Polizia Municipale di Bologna, far finta che la persona coinvolta nell’incidente mortale non avesse bevuto? Come avrebbero potuto farlo i colleghi di Torino?
No. Loro, tutti, hanno fatto il loro dovere.
Certo, se fosse vero che l’agente torinese avesse annunciato l’intenzione di farla finita e della cosa non fossero stati messi a conoscenza i vertici della Questura torinese, potrebbero profilarsi scenari diversi: questa è un’altra faccenda ma, per piacere, giù le mani dal dovere e dall’imparzialità, perché è l’unica cosa che è rimasta, in questo Paese, a chi difende la legalità in divisa, qualsiasi essa sia.
L’ASAPS, da sempre, predica che è meglio tornare a casa senza patente, piuttosto che non tornarci affatto: come possiamo abdicare a questo?
Dal 2008 sono 20 le persone che si sono tolte la vita a seguito di ritiro patente o per un incidente stradale e il nostro collega, al quale va tutto il nostro deferente pensiero, è tra questi.
Le ragioni di questi suicidi sono tante e l’osservatorio ASAPS prova a dare una spiegazione scientifica a questo genere di morti, che avvengono lontano dalla strada ma in conseguenza di ciò che vi è accaduto: lungi da noi dare giudizi, ma è evidente che l’agente che si è tolto la vita si trovava in una condizione di sicura fragilità, del quale l’amministrazione di cui faceva parte dovrà investigare.
Forse, è venuto il momento di approfondire e di non pensare solo a punire: forse dobbiamo pensare che quando decidiamo di privare una persona del diritto di circolare alla guida di un veicolo, dobbiamo farlo con qualche cautela in più.

32 commenti:

  1. Ma di cosa stiamo parlando? non hanno avvertito i vertici della questura? Ma quante volte il cittadino normale piange e minaccia le peggiori cose per evitare questo tipo di accertamenti? Cos'ha di diverso rispetto a loro un poliziotto? la pistola di ordinanza? non serve mica una pistola per suicidarsi.
    Aprire una inchiesta sulla polizia municipale sarebbe un oltraggio alla categoria. A parti inverse avrebbero disarmato tutte le polizie locali d'Italia

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  2. E ancora una volta i giornali distinguono tra polizia di serie A e polizia di serie B.
    Penso che a molte pattuglie delle varie forze di polizia siano capitate situazioni del genere, chi hanno avvisato?

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    1. secondo me, non c'è nessun razzismo mediatico. secondo me si vuole in qualche modo girare la frittata, come per voler affermare che bere un bicchiere in più non è poi così grave e che ci si potrebbe passar sopra, perché il danno per chi subisce il ritiro di patente è enorme... blà blà blà... come dire: "ragazzi, guardate che a fare l'etilometro alla brava gente, poi si fanno i danni...". La guida in stato di ebbrezza è un reato di pericolo, non di danno. Accertarla prima consente di evitare vittime. almeno sulla strada, come dobbiamo purtroppo (questa volta) constatare...

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  3. aldo diaferia2 luglio 2012 06:16

    Questo articolo è da incorniciare per SERIETA' EQUILIBRIO E CORRETTEZZA..allora non è tutto ancora perso.. in circolazione ci sono perosne competenti che sanno fare il proprio mestiere.. bene e complimenti

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    1. grazie! devo dire che è proprio grazie a queste discussioni che si riesce a cambiare...

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  4. Buongiorno, sono un collega della Polizia Provinciale, anch'io una notte di ritorno dalla discoteca sono stato fermato dalla Polstrada a cui ho consegnato tranquillamente i documenti senza millantare diritto alcuno e solo dopo gli accertamenti mi sono qualificato con esibizione del tesserino di servizio. A quel punto, il poliziotto mi ha chiesto di sottopormi ad alcoltest, nonostante fossi totalmente lucido. Esito negativo e riprendevo la via di casa. Posso contestare l'operato del Poliziotto?

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  5. guarda Michele, che noi siamo dalla parte di chi lavora secondo coscienza e, soprattutto, di chi lo fa rispettando la legge che è chiamata a far rispettare. detto questo, voglio dirti che era un preciso dovere avvertire i vertici della questura di quanto il poliziotto stava dicendo di voler fare. se si fosse trattato di un privato cittadino, allora avrebbero dovuto allertare il servizio sanitario. secondo quanto riferito dalla stampa, gli agenti della PM hanno fatto tutto quello che dovevano, facendo menzione dei fatti nella loro relazione. infine: aprire un'inchiesta non è mai un oltraggio. è un atto dovuto, così come è dovuto aprire un accertamento sulla condizione psicofisica del collega che si è tolto la vita. E per piacere, non facciamo inutili dietrologie. agenti delle polizie dello Stato e di quelle Locali sono stati ultimamente protagonisti di fatti tra i più disparati e non mi sembra sia stato disarmato nessuno.

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    1. Quello che voglio dire io è che la poliziotta in questione non si è suicidata subito dopo. Ha parlato con i superiori, con i sindacati, con i colleghi, tutto questo il giorno dopo. Forse era preciso dovere del superiore consigliarle qualche giorno di ferie e di depositare l'arma, forse i colleghi che la conoscevano meglio degli agenti in strada potevano indirizzarla al supporto psicologico... E' stata una tragedia e non mi pare il caso di sbattere i mostri di turno in prima pagina, come ha fatto molta stampa (la mia critica non era indirizzata tanto a questo articolo, ma ad altre cose che ho letto assai più pesanti).
      E ribadisco che se lavorate in strada, sapete che praticamente ad ogni accertamento si sentono cose del genere. Tutti ci lavorano, con la patente

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    2. Si Michele, le ho lette anch'io. Ma noi non siamo stati pesanti, noi diciamo che la Polizia Municipale ha operato bene, con coscienza e rispetto della legalità. Sappiamo anche, e te lo ribadisco, che la pattuglia della PM ha fatto menzione delle minacce del poliziotto di farla finita. Quello che non sappiamo è se quella relazione sia finita negli uffici preposti, ASL compresa. Ho eseguito TSO disposti per molto meno...
      E' anche vero che molti sono aggressivi, ma io, che lavoro a contatto con la gente in continuazione, non mi sono mai imbattuto, in venti anni di polizia stradale, in una persona che mi ha detto di volersi ammazzare se gli avessi tolto la patente. mi è capitato di essere minacciato o di sentirmi dire che togliendo la patente avrei rovinato una vita.
      Ma davanti a un cittadino che dice di volerla fare finita, io chiamo il 118 e richiedo il TSO: non sono valutazioni che competono ad operatori di polizia, discernere sulla potenzialità di un proposito anticonservativo, c'è poco da fare.

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    3. Hai perfettamente ragione, ma a me è capitato anche che minacciassero di suicidarsi, ed ho chiamato i parenti perchè gli dessero ausilio. Perchè un TSO, soprattutto se hai la divisa, ti rovina la vita molto più di un 186. E se uno si vede la vita rovinata, magari non si suicida oggi nè domani, ma è a rischio per molto, molto tempo. Ho visto anche persone (una, per la verità) che si sono tolte la vita proprio per il regime di TSO a cui erano sottoposte.
      Al posto dei colleghi forse avrei avvisato la Questura, ma ripeto, non si è ucciso nell'immediatezza, ed in Questura erano al corrente dello stato in cui si trovava e se lo ritenevano potevano agire senza che l'input arrivasse dalla municipale

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    4. michele, non puoi avere una risposta a tutto. non puoi sostituirti al medico. non puoi analizzare il percorso di avvicinamento al suicidio del collega. dovevano occuparsene i sanitari, che non l'hanno saputo!

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  6. Roberto Anfora2 luglio 2012 09:51

    Un articolo che condivido in pieno... se è vero che da un lato piangiamo una giovane vita spezzata... dall'altro il ruolo difficile dell'operatore di Polizia legato a doveri giuridici e MORALI bene precisi...

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    1. grazie Roberto, fa piacere avere la tua opinione...

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  7. Il nostro ruolo ci impone anche di "capire" chi si ha di fronte! Per cui dico che i VVUU potevano portare il collega in questura e rappresentare la situazione a chi di dovere, visto che "nell'argomento difficile" si è parlato di una "condizione di sicura fragilità". Per me si poteva agire in modo diverso e capire che si era di fronte ad un collega con forte bisogno d'aiuto. Un operatore di Polizia deve proteggere il bene più prezioso che è la vita, quale magistrato avrebbe condannato i VVUU per omissione se si spiegava la situazione? NESSUNO! Bologna è caso diverso, in quanto vi era un incidente con esito mortale. Tanta solidarietà e condoglianza alla famiglia del povero collega. Antonio

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    1. No Antonio, non sono d'accordo. Qualunque magistrato avrebbe inquisito i colleghi, se avessero commesso quell'omissione; qualunque giudice li avrebbe condannati e qualunque ufficiale o agente di PG avrebbe fatto le dovute indagini. Come ho detto in altri commenti, la guida in stato di ebbrezza è di per sé un reato di pericolo e questo vuol dire che la tutela offerta dal diritto penale ai beni giuridici è anticipata, in quanto viene anticipata la stessa soglia di tutela del bene. Non potevano esimersi dal fare il proprio dovere e comunque, vi immaginate che impatto se si scoprisse che tra divise non si accertano condotte rilevanti?
      No, Antonio: il nostro ruolo ci impone, come dici tu, di capire chi si ha difronte, ma il solo soggetto che può giudicare è il giudice.

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    2. Certamente SI! E' cosi, la guida in stato di ebbrezza è di per sé un reato di pericolo e questo vuol dire che la tutela offerta dal diritto penale ai beni giuridici è anticipata ...........però, forse..............

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  8. Spiace molto leggere del suicidio di un giovene poliziotto di 27 anni a cui vanno le sentite condoglianze alla famiglia e alla Polizia di Stato. Mi sono chiesto, leggendo l'articolo sul quotidiano "La Stampa", ma è colpa dell'eccesso di zelo degli agenti della Polizia Municipale di Torino o della estrama fragilità della psiche di questo nostro figlio? Propendo per la seconda ipotesi e forse è anche colpa di noi genitori che non sappiamo rendere più forti i nostri figli nell'assumersi determinate responsabilità... Sono profondamente addolorato per l'accaduto. Giuseppe L. Torino

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    1. 1 gr/l viene considerato eccesso di zelo? ok dai, d'ora in poi fino ad 1 gr/l lasciamo andare tutti! W L'ITALIA!!

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  9. Cosa vuol dire: "Forse, è venuto il momento di approfondire e di non pensare solo a punire: forse dobbiamo pensare che quando decidiamo di privare una persona del diritto di circolare alla guida di un veicolo, dobbiamo farlo con qualche cautela in più."? Il nostro lavoro è quello! Pertanto devi operare come prevede il Codice, chiunque tu abbia davanti, perchè se non lo fai rischi appunto che "qulunque giudice li avrebbe condannati e qualunque ufficiale o agente di PG avrebbe fatto le dovute indagini"; certo capire chi si ha di fronte aiuta ma così facendo si rischia di avere due pesi e due misure; perchè se ho davanti il classico padre di famiglia devo comportarmi diversamente piuttosto che se davanti ho un poliziotto o un pregiudicato? Non va nenache negato che quando un appartenente ad un organo di Polizia viene fermato, prima ancora di esibire i documenti, esordisca con la frase - sono un collega -...
    A mio parere esistono problemi a monte ben maggiori del controllo dei VVUU; la fragilità di tantissime persona (come gia detto in altri commenti) nel caso specifico di un operatore di Polizia a mio giudizio ancor più grave, l'abitudine di tutti a comporamenti scorretti - circolazione contromano, stato di ebrezza -, l'attitudine all'impunità etc.
    Tutto ciò mi fa riflettere molto, ma non mi piace che alla fine chi ha fatto il proprio dovere venga colpevolizzato e si dica di avere qualche cautela in più se si priva un soggetto del diritto a circolare; e del diritto alla vita dei soggetti che sono morti a seguito di sinistro stradale causato da soggetti in stato di ebrezza? Mi pare che il controllato fosse maggiorenne e peranto come tale risponde delle proprie azioni od omissioni o vogliamo sempre tutelare tutto e tutti?

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    1. ma hai letto quello che ho scritto? o anche in questo blog bisogna per forza fare polemica? ho scritto che:
      1) la legge è uguale per tutti e la PM (per favore smettiamola di chiamarli vigili urbani) ha operato nel migliore dei modi;
      2) ho scritto che l'ebbrezza accertata costituisce un'infrazione gravissima e gli operatori non avevano alcuna scelta;
      3) tutti sono uguali davanti alla legge.
      credo che la società abbia però il preciso dovere di prevedere comportamenti di questo genere. L'ASAPS ha un profondo rispetto per l'operato dei colleghi, ma lo ha anche per la vita. il suicidio di una persona (non dico diun collega) dopo l'applicazione di una norma è un fallimento col quale la società deve fare i conti.

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    2. Ho letto tutto e anche attentamente.
      Sui tre punti sono pienamente d'accordo.
      Sono socio ASAPS e pertanto ne condivido appieno lo spirito e i valori come il rispetto della vita, anche del collega suicidatosi; resta il fatto che su strada io debba sicuramente valutare il soggetto con cui mi rapporto ma non debba fare lo psicologo analizzando i problemi della società, senza con ciò diventare diventare un robot di mera applicazione della norma; non ho intenzione di fare polemica, semplicemente non condivido che: "il suicidio di una persona (non dico di un collega) dopo l'applicazione di una norma è un fallimento".

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  10. ok, il dibattito serve a questo e rispetto la tua opinione. però noi restiamo della nostra e non vedo come si possa considerare l'evento in maniera diversa da un fallimento della società e dell'azione di polizia. dobbiamo riflettere e fare in modo che certe cose non si ripetano.

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    1. Allora perchè non spostare il problema? perchè non monitorare lo stato psicologico e la fragilità dei soggetti a cui si affida un'arma in maniera più approfondita? Se non lo avessero controllato, chi dice che il suicidio non sarebbe avvenuto perchè scatenato da un fallimento sentimentale, una delusione in famiglia ecc? Come dice il collega, è sbagliato legare il suicidio all'accertamento e basta. Le soluzioni vanno trovate altrove

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    2. Non credo che si debba spostare il problema. Il problema è emerso in occasione dell'accertamento della PM ed è da questo punto in poi che è divenuto noto, almeno così sembra. Non possiamo discutere sul sesso degli angeli, mi sembra improprio e ingiusto. Gli esseri umani non sono mai uguali al giorno prima. Dopo essere rimasto coinvolto in un conflitto a fuoco, io cambio. dopo un lutto, io cambio. dopo aver chiuso una relazione, io cambio. Se le nostre amministrazioni non sono in grado di monitorarci e seguirci in ogni momento, questo è un problema. Ma se qualcuno si accorge casualmente che il mio equilibrio psicofisico è fragile, credo sia giusto che debba intervenire, cosa che risulta essere stata fatta, peraltro. e comunque, il poliziotto si è ucciso perchè gli era stata ritirata la patente e quindi il problema è li. il fallimento è non essere riusciti a intervenire, a cogliere l'occasione.

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  11. Sempre il solito paese....1 gr per un poliziotto poteva andare,1 gr/lt per un disgraziato qualsiasi è reato grave...e se contromano avesse causato un incidente?la colpa della fragilità psichica di questo poliziotto di stato sarà dei suoi superiori e colleghi con cui è stato fianco a fianco per anni e non si sono accorti di nulla non di due operatori che ci hanno avuto a che fare per mezz'ora.Ma tanto come la giri la colpa è sempre dei vigili no?

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  12. niente polemiche di bassa lega, per piacere. anche la stampa specializzata ha risposto con sdegno all'articolista del quotidiano La Stampa.

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  13. Prima di tutto sarebbe opportuno chiarire che guidare non è un diritto ma una concessione che la società fa a coloro che hanno i requisiti psico fisici e sono rispettosi delle leggi! Se qualcuno ne fa un dramma del ritito patente è un problema suo, punto. Secondo concetto: le leggi se ci sono si rispettano e basta. Oppure si abrogano ed ognuno fa quello che vuole. Poi però non invochiamo pene severissime quando il morto è un nostro parente!

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    1. ok. però io non capisco il tono perentorio di alcuni commenti. mi sembra che la linea dell'ASAPS sia chiarissima: rispetto assoluto della legge. Però non siamo d'accordo sul fatto che il suicidio di una persona sia un prolema "solo suo". È un problema di tutti, altro che!

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    2. Sono perfettamente in linea con Borselli, non possono pensarci la PM, la Polstrada o i CC, il problema va risolto a monte; molto probabilmente è un problema sociale, e gli operatori sulla strada non sono nè medici, nè psicologi, nè assistenti sociali; non hanno, anzi, non abbiamo il tempo utile sufficiente e la preparazione per un ipotetico consulto: abbiamo poco tempo e dobbiamo prendere decisioni che la legge ci impone. Sostanzialmente sono sulla stessa frequenza d'onda di Borselli, anzi voglio complimentarmi con lui perchè trattare un argomento simile è alquanto difficile.
      Ispettore Capo di Polizia M. - Socio ASAPS

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  14. Articolo equilibrato e ragionevole che condivido in pieno. solidarietà alla famiglia del collega tragicamente suicidatosi e tanta tanta solidarietà ai colleghi che hanno DOVUTO procedere e che, sicuramente, si sentiranno addosso una tragedia di cui NON li ritengo assolutamente responsabili.
    Radiomobilista - socio asaps

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  15. Vorrei fare una precisazione, certo noi non abbiamo le qualifiche che cita il collega Spuria, ma quello che dovremmo fare è utilizzare la nostra esperienza per rapportarci con l'utenza mi spiace che un collega dica che abbiamo poco tempo per prendere decisioni.
    Il tempo dobbiamo trovarlo se si vuole evitare queste tragedie. Prima di tutto dobbiamo creare una sinergia fra tutte le forze di polizia, creando una centrale operativa unica dove le varie forze di polizia hanno il quadro completo dell'operatività sul territorio (capita troppo spesso che sulla stessa strada vi siano più pattuglie di diversi corpi).Cercare di coinvolgere le associazioni di volontari per portare il controllo con i pretest nelle discoteche, nei locali pubblici. La sinergia ci porterebbe anche al controllo dei locali che vendono alcolici, perchè quando ci sono diverse pattuglie dislocate nei punti critici altre si possono portare nei locali più frequentati con un effetto deterrente.
    Ultimo ma non meno importande è l'educazione alla legalità, (vi invito a leggere l'articolo del sociologo sul rapporto fra l'evasione fiscale e l'infrazione al CdS), a tal proposito vi ricordate quando nelle scuole esisteva la materia: Educazione Civica? Dove è finita? Sentendo gli insegnanti è stata inglobata all'interno della Storia, vi lascio immaginare quante ore verranno dedicate a questa materia. Il nostro compito non si può solo fermare al solo rilevamento dell'infrazine, che deve essere espletato non con titubanza o peggio con trattamenti diversi, ma deve arrivare al cittadino come una sorte di scudo contro l'illegalità che lo può colpire e per fare questo dobbiamo arrivare,forse noi no, ma chi prenderà il nostro posto a non sentire più una mamma che dice al bimbo di stare buono altrimenti il vigile ti porta via o peggio in prigione. Sembra una banalità ma di queste situazioni ce ne sono ancora tante. La soddisfazione sarebbe un giorno sentire rispondere il bimbo certo che ci vado lui è il mio AMICO.
    Scusatemi dello sfogo ma ciò che è capitato al nostro collega mi ha lasciato un amaro in bocca perchè prima di essere un agente sono un uomo. il mio più sincero affetto ai familiari del collega e pieno appoggio ai colleghi che hanno operato. HANNO FATTO IL LORO DOVERE.

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La regola è semplice: firmarsi.