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Foto tratta dal film "ACAB" |
Di
Lorenzo Borselli
Un
poliziotto che sbrocca, dopo essere rimasto lunghi minuti a fare da bersaglio a
sputi, uova marce, ortaggi e bengala (in altre occasioni anche bombe carta o
molotov), fa notizia.
Perché il poliziotto che sbrocca, in genere quello che
piace tanto agli amanti di Youtube o di Youreporter, afferra il manganello, lo
rovescia e lo tira in testa a chi gli capita davanti. In questo modo i titoli dei
giornali, i lunghi reportage d’approfondimento, gli opinionisti e quelli che in
genere bersagliano le divise di sputi, uova marce, ortaggi e bengala (anche
bombe carta o molotov), sono tutti contenti. E l’attenzione si sposta.
Un
poliziotto che sbrocca a parole, che non si fa scudo di un sindacato, che è
rimasto impassibile a prendersi tutto quell’odio virtuale e materiale insieme
alla sua squadra di celerini da parte di un gruppo di studenti incazzati a
prescindere contro tutti, è un poliziotto che si è evoluto, che ha maturato
dentro la convinzione che quello che fa non interessa a nessuno.
Deve
farlo, perché lo pagano (quattro soldi) per stare ore su un gippone malandato
ad aspettare che qualcuno gli dica di scendere e di stare lì a fare da
bersaglio.
A
volte, dopo ore di quella tortura, qualcuno decide che è il momento di caricare
e allora, se l’equilibrio gli si è rotto, qualcuno si fa male.
Stona,
lo sappiamo bene, tirare in ballo Pasolini e quel suo scritto che aveva come
titolo “Io sto coi poliziotti”.
Stona,
perché a dire che Pasolini aveva ragione (su quella sua giornata a Valle
Giulia) si passa per revisionisti, come quelli che negano la Shoà.
Invece
noi, che stiamo coi poliziotti perché lo siamo, ripensiamo a quel suo scritto,
lo rileggiamo più spesso di quanto crediate, ma troviamo sempre meno persone
disposte a stare dalla nostra scomodissima parte.
Che
è sempre quella sbagliata, a prescindere.
È
legittimo il disagio di chi protesta e che sbrocca nel branco, per colpa di
quelli che oggi ignorano il disagio del poliziotto. Insomma, un cortocircuito
del sistema che passa sempre inosservato: a chi interessa parlare del
poliziotto pieno di sputi e uova marce?
Lo
sfogo del sovrintendente che sbrocca, con ogni probabilità, sarà considerato
solo come lo sfogo di un povero cristo, destinato a un richiamo disciplinare
che lo rispedirà nei ranghi, ma che per i “suoi ragazzi” avrà il valore di una
medaglia.
Almeno
per i giornalisti, però, avere avuto per qualche minuto un siparietto su cui
scrivere dovrebbe condurre tutti a una profonda riflessione, anche semantica,
del senso che la notizia di un poliziotto sbroccato dovrebbe avere: un uomo che
parla, che si sfoga, che dimostra la maturità propria e della sua squadra, è un’occasione che lo Stato non
deve perdere. Non deve perderla la collettività, non devono perderla i
benpensanti, gli opinionisti e chi decide le sorti di un popolo: si sappia che
quando i celerini vengono investiti da getti di letame o da gavettoni di urina,
quello che piove loro addosso si chiama in realtà “merda” e “piscio”.
Avete
mai pensato a cosa significhi stare ore con quelle lordure addosso? Tornare a
casa e mettere quella roba in lavatrice?
Avete
mai pensato che ogni sputo è una stilla d’odio e di disprezzo che ti si cuce
addosso come un tatuaggio?
Avete
mai pensato alle pressioni di un essere umano in un lavoro come questo?
Dare
la caccia a un latitante, in fondo, può anche ripagare. Ma farsi il turno in
quinta di volante, con auto scassate, divise strappate, caserme fatiscenti e
sporche, con bagni intasati per settimane, senza carta igienica o
riscaldamento, è diventata una maledizione, altro che professionalità.
Si.
Quel celerino è un eroe.
Sempre più spesso si assiste a situazioni del genere e purtroppo sono poche o nulle le voci di chi prende posizione contro certe storture se non di chi, in qualche modo, è addetto ai lavori. Negli anni '70, quando mi sono arruolato, stavamo ore ed ore immobili, "per non provocare", a ripararci da biglie d'acciaio lanciate con la fionda, sanpietrini o cubetti di porfido in qualsiasi modo vogliamo chiamarli.
RispondiEliminaGuarda caso, nel momento in cui viene dato l'ordine di intervenire, capitano di mezzo solo "persone innocenti, che sonolì a manifestare pacificamente", a meno che qualche ripresa video non inchiodi alle sue responsabilità degli autentici delinquenti ai quali, spesso, nulla importa dellle motivazioni delle manifestazioni.
Nel '68, da giovanissimo liceale a Roma, partecipavo ai cortei studenteschi come la stragrande maggioranza degli studenti che credevano in certe idee ma quando e se iniziavano le violenze o le intemperanze me ne andavo via dissociandomi dalla delinquenza.
Sicuramente può capitare che qualche innocente si trovi in determinate situazioni ma avendole vissute personalmente sia da una parte che dall'altra, mi riesce difficile crederci.
Valentino Liberanome
Siamo tutti un po' eroi a metterci ogni giorno la nostra divisa (di qualunque colore sia), pur sapendo quello che ci aspetta là fuori... pur sapendo di tutta quella merda e di quel piscio che sono pronti a tirarci addosso... pur sapendo che in qualsiasi momento, quando ne avrà bisogno, dovremo aiutare anche quel cittadino che ha infangato la nostra divisa fino a un momento prima... perchè questo è il nostro mestiere...
RispondiEliminaE sì, siamo tutti un po' eroi... perchè nessuno di noi si considera un eroe per questo...
massima solidarietà a tutti gli agenti che fanno questo difficillisimo lavoro. Sputare contro qualcuno è un gesto indefinibile chi lo compie non è degno di chiamarsi uomo!
RispondiEliminaCapita a tutti di sbroccare e certo lui ha mille ragioni per se e per i suoi ragazzi. Forse gli eroi sono quelli che invece non hanno sbroccato, forse è maglio lasciar stare gli eroi o dire che oggi è spesso eroico già il fare il proprio dovere. Se Pasolini stava coi poliziotti "perché sono i figli dei poveri", io preferisco stare coi poliziotti perché col loro lavoro (e a volte pure col loro sacrificio) fanno qualcosa per tutti noi e danno l0esempio di cosa sia servire lo Stato e la collettività (invece di saccheggiarlo come vediamo spesso fare da altri soggetti).
RispondiEliminail sovr. non ha sbroccato ma ha voluto evidenziare ai giornalisti , pronti a immortalare qualche manganellata ,
RispondiEliminale condizioni di stress con cui svolgono il proprio servizio . non vogliamo essere considerati eroi chiediamo solo rispetto .
Sarebbe ora di sbroccare veramente, quello era uno sfogo innocente di un servitore dello Stato che si sente impotente di fronte a coloro che il vivere civile vogliono convertire. E' ora che lo Stato diventi cattivo con i cattivi e buono con i buoni. Nemmeno la magistratura tutela lo Stato, oramai sono più le denunce alle divise (Stato) che non ai delinquenti. Chi attacca le Polizie ... attacca lo Stato e va punito, per salvaguardare la gente per bene!!! Chi sbaglia va punito, BASTA CON QUESTO FINTO BUONISMO
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