Il valore di una democrazia si misura
dall’intransigenza della legge e dall’eguaglianza di tutti i cittadini davanti
a essa
E in Italia?
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Chris Huhne, e la sua macchina |
(ASAPS)
Forlì, 13 marzo 2013 – Nel 2003 la sua auto venne immortalata dall’obiettivo di
una Speed Camera e quando la multa arrivò a casa, si accordò con la moglie per
apporre i dati della donna sul modulo informativo da consegnare alla polizia.
Poi, dopo qualche vicissitudine familiare, la donna si autodenunciò e la legge,
siamo nel 2012, inizia il suo percorso, incriminando i due coniugi per
intralcio alla giustizia.
Ovviamente,
non è una storia italiana: siamo in Inghilterra e la coppia è una coppia di
vip. Lui, Chris Huhne, è il ministro cui David Cameron ha affidato il dicastero
dell’energia e lei, Vicky Price, è una delle più rispettate economiste di Sua
Maestà.
Lui
si dimette (e David Cameron accetta le dimissioni all’istante) e l’etica che
in quella democrazia, tra le più antiche del mondo (la più antica resta quella
islandese), impedisce oggi che il politico si sottragga alle sue responsabilità
penali, impedì allora di impugnare il verbale di contestazione per ottenere la
sua archiviazione in nome della ragion di stato.
Ieri
Huhne e signora (ex), sono entrati in carcere per 8 mesi (leggi qui). Il processo, per
inciso, era cominciato il 16 febbraio.
E
poi, Carcere.
Che
differenza eh?
In
Italia, non ci prendiate per disfattisti, sono pochissimi gli esempi di
politici che ammettono la propria responsabilità e che, soprattutto, pagano la
sanzione e si fanno poi decurtare i punti. Del resto, il nostro è un paese in
cui molte delle auto che sfrecciano a oltre 200 all’ora risultano guidate da
ultraottantenni, da cittadini stranieri a cui i padroni affidano le proprie
fuoriserie o che non risultano guidate da nessuno.
Cioè:
in Italia, chi ha i soldi per pagare la multa prevista per chi non comunica i
dati (284 euro), paga e si compra l’immunità. Chi i soldi non li ha, i punti li
deve perdere. Oppure, chi può, colloca alla guida del bolide un compiacente
straniero, cui nessuno decurterà i punti.
Un
bel corto circuito, che la politica non ha mai voluto risolvere (anzi) e che
all’estero è del tutto impossibile.
Per
via dell’etica.
Un
pochino meglio era andata, il 6 dicembre 2011, al ministro ticinese delle
istituzioni norman Gobbi (da cui dipendono giustizia e polizia cantonali), incappato in un
controllo radar della stradale in valle Levantina, poco fuori la cittadina di
Ambrì, che gli costò una bella multa. (leggi qui)
Nessun
impedimento legittimo, nessuna causa di giustificazione: anche in Svizzera
bisogna rigare dritto, come sanno bene il senatore popolare democratico Filippo
Lombardi, cui più volte è stata ritirata la patente, e al parlamentare
nazionale Ignazio Cassis, oltre che al sindaco di Coldrerio, Corrado Solcà.
Multa e silenzio.
In Italia, regno di ricorsi e di condoni, le cose vanno
purtroppo molto diversamente.
L’8
giugno 2011 la polizia municipale di Lecco sanzionò l’auto blu dell’allora
ministro al turismo Michela Vittoria Brambilla, per il superamento del limite
di velocità e per il mancato rispetto di un segnale di stop.
Multa
archiviata, in autotutela, dalla Prefettura: “Le violazioni furono commesse per
motivi di servizio connessi all'attività di governo”, e quindi, i 200 euro non
furono pagati da nessuno. (leggi qui)
A settembre
2008 toccò al ministro Mariastella Gelmini prendere carta intestata e penna e
chiedere l’annullamento in virtù dei propri impegni istituzionali di una multa
presa da lei alla guida della sua auto in violazione del limite di 70 orari a
Milano. Si, andava a 100 all’ora e il prefetto annullò anche quel verbale: “improrogabili
impegni istituzionali”.
In
alcuni articoli di stampa che raccontarono la vicenda si faceva riferimento a
un altro ministro, ma non abbiamo conferme, nemmeno mnemoniche, e quindi ci
asteniamo… (leggi qui)
Più
nota, invece, la foto scattata dalla Stradale di Treviso all’auto di Luca Zaia,
all’epoca vice presidente della regione Veneto, con il rilevatore attestato a
193 km/h: 470 euro e ritiro della patente. Il futuro ministro e governatore
parlò di limiti di velocità anacronistici e della necessità di innalzarli: 50
in città e 130 in autostrada erano, secondo lui, troppo bassi e parlò dell’opportunità
di alzarli di almeno 20 km all’ora. (leggi qui)
Più
sobria, almeno da un punto mediatico, la reazione del sindaco di Firenze Matteo
Renzi, fulminato dall’odiatissima postazione autovelox del Varlungo: 91 all’ora
rispetto ai 70 previsti, con 155 euro di multa pagati subito e 5 punti
decurtati. (leggi qui)
Etica.
Forse
reclamarla è solo un nostro diritto, ma il rispetto della legge è semplicemente
un dovere. (ASAPS)
In Italia un magistrato che si permette di sottoporre a visita fiscale un imputato, Parlamentare della Repubblica, è un MARZIANO, secondo chi rappresenta la stessa Repubblica, perchè la Legge NON è uguale per TUTTI! Mi vergogno di essere Italiano!
RispondiEliminaIn Italia abbiamo una classe politica spesso corrotta che pensa solo ai propri interessi. Dico "spesso". Per questo, anche per un solo italiano onesto, vale la pena di credere ai valori della nostra Costituzione.
RispondiEliminaIn Italia sappiamo bene come funziona: chiami l'amico, che chiama un suo amico che ti prepara un ricorso da presentare al Giudice di Pace. Il motivo: non c'era il cartello di preavviso, se c'era era colorato male,i vigili erano troppo nascosti, ecc...ecc... A volte va bene e il tipo è contento perchè sono talmente stronzi a nascondersi ecc. ecc... A volte vai forte e non scatta il velox, esci di strada e dopo corri con l'ambulanza per soccorrere il coglione di turno che andava forte e la gente sul posto dice " IN GHE MAI COL VELOX SE IG FES NA BELA MULTA!!!" (scusate il dialetto " non ci sono mai col velox, se gli facessero una bella multa") con ovvio riferimento alla presenza delle forze dell'ordine. Chiaro no il discorso!?!?
RispondiEliminaGrazie di avermi fatto notare il refuso! Grazie davvero.
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